IN ANTEPRIMA per L'Albero: LA MALATTIA ONCOLOGICA NEL NUOVO PERCORSO SUL SITO INPS

Aggiornato il: 1 nov 2020

PRIME INFORMAZIONI. Cosa sapere e fare se arriva una diagnosi di malattia oncologica


A chi rivolgersi?
Quando arriva una diagnosi oncologica, insieme arriva anche una grande confusione mentale ed emozionale e contemporaneamente si ha la percezione che il tempo si arresti lì, a quella informazione sotto forma di crude parole diagnostiche.
Ma il tempo non lo sa e scorre come tutto il resto del mondo intorno a te. Succede poi che ci si accorge che, per quanto complicato bisogna agire in fretta e nel modo giusto.
Ci si può o ci si deve rivolgere a PATRONATI, ASSOCIAZIONI DATORIALI, ASSOCIAZIONI DI MALATI, ALL’UFFICIO DEL PERSONALE del proprio posto di lavoro pubblico o privato, alle RAPPRESENTANZE SINDACALI…
Riconoscimento INPS
…per arrivare ad ottenere il più presto possibile il RICONOSCIMENTO DELLA MALATTIA ONCOLOGICA da parte dell’ente preposto ad accompagnare la persona nel suo iter amministrativo istituzionale: l’INPS – Istituto Nazionale di Previdenza Sociale.




MALATTIA


Le lavoratrici e i lavoratori assenti dal lavoro per malattia oncologica hanno diritto alla conservazione del posto di lavoro per il periodo cosiddetto di comporto, garantito dalla legge e disciplinato nel dettaglio dalla contrattazione collettiva.

In alcuni casi, in particolare nel lavoro pubblico, i giorni di assenza per sottoporsi alle cure possono essere esclusi dal computo dei giorni di assenza per malattia.

In caso di patologie che richiedono terapie salvavita (tra cui le cure chemioterapiche) è prevista anche l’esclusione dall’obbligodel rispetto delle fasce orarie di reperibilità per la possibile della visita fiscale che potrà essere eseguita solo previo accordo con il lavoratore.

Le lavoratrici e i lavoratori invalidi civili ai quali sia stata riconosciuta una riduzione della capacità lavorativa superiore al 50% possono fruire, nel corso di ogni anno, dietro presentazione di idonea documentazione, di un congedo per cure per un periodo non superiore a 30 giorni. (art. 7 del D.Lgs. 18 luglio 2011, n. 119), a totale carico del datore di lavoro.



PERMESSI E CONGEDI LAVORATIVI


Permessi con handicap. Nel caso in cui dalla patologia oncologica discenda il riconoscimento dello status di disabilità grave, la legge riconosce diverse agevolazioni, sia nel caso in cui sia il lavoratore stesso a trovarsi in tale condizione, sia laddove il lavoratore debba assistere un familiare con disabilità grave (articolo 33 della legge 104/1992).


La lavoratrice o il lavoratore con disabilità grave ha diritto a:

- 3 giorni di permesso mensile, frazionabili in ore;

- 2 ore al giorno (1, se l’orario di lavoro è inferiore a 6 ore).


La lavoratrice o il lavoratore presta assistenza ha diritto a:

- 3 giorni di permesso mensile frazionabili in ore.


Congedo retribuito di 30 giorni. In caso di riconoscimento dell’invalidità civile con riduzione della capacità lavorativa superiore al 50% è possibile beneficiare, anche in maniera non continuativa, di un congedo per cure per un periodo non superiore a 30 giorni nel corso dell’anno.


Congedo non retribuito di 2 anni. La legge n.53/2000 ha introdotto la possibilità di usufruire di un congedo di due anni, continuativo o frazionato, per “gravi motivi familiari” (decessi, malattie gravi di familiari). Il congedo garantisce al dipendente la conservazione del posto di lavoro ma non dà diritto alla retribuzione e non è computato nell’anzianità di servizio né ai fini previdenziali.


Congedo retribuito di due anni. L’articolo 42, comma 5 del D.Lgs 151/2001 ha previsto la possibilità di usufruire di un congedo retribuito di due anni per assistere familiari condisabilità in situazione di gravità secondo un preciso ordine di priorità, che degrada solo in caso di mancanza, decesso o in presenza di patologie invalidanti dei primi:

· coniuge o parte dell’unione civile convivente;

· padre o madre, anche adottivi o affidatari;

· figlio convivente;

· fratello o sorella convivente;

· parente o affine entro il terzo grado convivente;

· figlio non ancora convivente (che instauri la convivenza entro l’inizio del periodo di congedo richiesto).




LE PRESTAZIONI PENSIONISTICHE PREVIDENZIALI


ASSEGNO ORDINARIO DI INVALIDITA'


L’assegno ordinario di invalidità è una prestazione economica, erogata a domanda, in favore di chi ha una capacità lavorativa ridotta a meno di un terzo a causa di infermità fisica o mentale.


A chi è rivolto. Hanno diritto all’assegno le lavoratrici e i lavoratori

- dipendenti

- autonomi (artigiani, commercianti, coltivatori diretti, coloni e mezzadri);

- iscritti alla gestione separata.

Decorrenze e importi. L’assegno decorre dal 1° giorno del mese successivo alla presentazione della domanda, se sono soddisfatti tutti i requisiti sanitari e amministrativi, e ha validità triennale.

Il beneficiario può chiedere la conferma nel semestre precedente la fine del triennio. Dopo tre riconoscimenti consecutivi, l’assegno di invalidità è confermato automaticamente, salvo le facoltà di revisione.

L’importo dell’assegno viene calcolato con il sistema misto: una quota con il sistema retributivo e una quota con il sistema contributivo. Se il lavoratore ha iniziato l’attività lavorativa dopo il 31 dicembre 1995, il calcolo è interamente contributivo.


Compatibilità. L’assegno è compatibile con l’attività lavorativa, ma in questo caso l’importo viene ridotto. Al compimento dell’età pensionabile, in presenza di tutti i requisiti, l’assegno viene trasformato d’ufficio in pensione di vecchiaia..


Requisiti. Per avere diritto all’assegno, oltre alla riduzione a meno di un terzo della capacità lavorativa, è necessario aver maturato almeno 260 contributi settimanali (5 anni) di cui 156 (3 anni) nei 5 anni precedenti la domanda.

L’assegno di invalidità non è reversibile in favore dei superstiti aventi diritto.


Contribuzione estera. Il diritto alla prestazione può essere perfezionato anche con la contribuzione estera non coincidente maturata in Paesi a cui si applicano i regolamenti dell’Unione Europea di sicurezza sociale (ovvero in Paesi extracomunitari legati all’Italia da convenzioni bilaterali di sicurezza sociale), che prevedono la totalizzazione internazionale. In tali casi, la totalizzazione è possibile solo se risulti perfezionato in Italia il minimale di contribuzione previsto dalla normativa dell’Unione Europea (52 settimane) o dalle singole convenzioni.

L’importo della pensione, invece, viene calcolato in proporzione ai contributi accreditati nell’assicurazione italiana, secondo il criterio del pro-rata che si applica alle prestazioni in regime internazionale.



PENSIONE DI INABILITA' PER I DIPENDENTI PUBBLICI (Legge 335/1995)


La pensione di inabilità viene riconosciuta ai dipendenti pubblici che, in seguito alla visita da parte della competente commissione medico legale (ASL, CMV, CMO), siano stati riconosciuti “nell’assoluta e permanente impossibilità di svolgere qualsiasi attività lavorativa”.


A chi è rivolto. Sono destinatari della pensione d’inabilità tutti i dipendenti pubblici iscritti alle forme di previdenza esclusive dell’Assicurazione Generale obbligatoria (AGO).


Decorrenza e importi. La pensione decorre dal giorno successivo alla risoluzione del rapporto di lavoro. La prestazione è vitalizia e cessa, quindi con la morte del pensionato. E’ reversibile in favore dei superstiti aventi diritto. Il riconoscimento della pensione di inabilità comporta l’attribuzione di un “bonus” o di un’anzianità convenzionale come se l’iscritto avesse lavorato fino al compimento del 60° anno di età oppure fino al 40° anno di servizio.


Requisiti. Il diritto alla pensione di inabilità spetta alle seguenti condizioni (articolo 2, comma 12, legge 8 agosto 1995, n. 335):

- anzianità contributiva di cinque anni di cui almeno tre nel quinquennio precedente la decorrenza del trattamento pensionistico;

- risoluzione del rapporto di lavoro per infermità non dipendente da causa di servizio;

- riconoscimento dello stato di assoluta e permanente impossibilità a svolgere qualsiasi attività lavorativa conseguente a infermità non dipendente da causa di servizio.